|
|
|
|
La Grande Guerra fu un conflitto globale in cui nazioni e popoli
combatterono in trincea come sul fronte interno. Donne e giovani
sostituirono in fabbrica e nei servizi milioni di uomini partiti
per il fronte, nello stesso tempo, la propaganda di guerra non
risparmiò mezzi ed energie per convincere eserciti e popolazioni
della necessità di sostenere, con il patriottismo, il lavoro e
il finanziamento, i sempre più pesanti costi della guerra
affrontando nel contempo il fenomeno più destabilizzante e
terrificante della guerra: il lutto collettivo con oltre nove
milioni di morti o dispersi sui vari fronti. Nella battaglia del
consenso si cercò soprattutto di veicolare a tutti i livelli
della società un'immagine volutamente rassicurante della guerra
capace di far sopportare alle popolazioni il complessivo peso
dei suoi sacrifici. Ecco allora il manifestarsi di una grande
produzione ufficiale e amatoriale di fotografie, cartoline
illustrate, cinegiornali e film di finzione in grado di
presentare il volto corretto e censurato della guerra. Allo
stesso modo i volti dei capi militari le bandiere dei paesi in
guerra e i simboli dei reparti combattenti andarono ad ornare
oggetti di uso comune di cui era possibile far commercio e
diffusione. Distintivi e spille patriottiche - molto diffuse in
ambito autro-ungarico -vennero decorate con motivi bellici e
scenari di guerra, proiettili e altri residuati vennero
trasformati in giocattoli e attrezzi vari di uso quotidiano. La
produzione di tali oggetti si sviluppò soprattutto a ridosso del
fronte dove il materiale di recupero abbondava, ad opera, oltre
che da provetti artigiani che intensificarono a fine guerra
questa piccola industria del " ricordo " , anche di soldati che
li creavano spesso con attrezzi di fortuna, con tecniche a
punzone o a sbalzo, in maniera più grezza ma anche più
fantasiosa, nei momenti di riposo nelle retrovie, durante la
convalescenza o in prigionia, esprimendo così il bisogno di
difendersi dalla realtà della guerra riconvertendo i residui
degli strumenti di morte in oggetti di uso quotidiano. Anche
nella trincea la propaganda e la necessità di rafforzare lo
spirito patriottico giocarono il loro ruolo. Le trincee i
camminamenti e le baracche furono "abbellite" con iscrizioni e
graffiti che rappresentavano i fregi dei reparti presenti, molto
spesso anche con i nomi dei soldati appartenenti agli stessi, ma
anche con iscrizioni graffiti e semplici monumenti che con
parole eroiche ricordavano la morte di qualche valoroso soldato
o di un particolare fatto d'arme. Questo uso, molto più
frequente lungo lo schieramento italiano, oltre che dettato da
uno spirito cameratesco era ben visto dagli alti comandi e in
buona misura pilotato dalla propaganda militare. Oggi, a
quasi cento anni dalla fine del conflitto, ancora emergono, dai musei
e dagli archivi pubblici, dalle collezioni private, dal
ritrovamento e dalla rivisitazione sul territorio i segni del
conflitto e le caratteristiche salienti di un evento che che fu
un'immane tragedia che sconvolse l'Europa e che causò
incalcolabili conseguenze nel fisico e nella psiche di
combattenti e civili.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|