Associazione Culturale F. ZENOBI Trieste
 
VIAGGIO IN GALIZIA
 Per non dimenticare gli italiani d'Austria

 
  
        

28 dicembre 2010. Arriva inattesa la chiamata. Non alle armi, s’intende, ma a un viaggio in Galizia, organizzato tramite un’agenzia dal museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, museo che da anni colma con le sue pubblicazioni un silenzio quasi centenario sulla sorte di migliaia di italiani: gli italiani d’Austria. Un viaggio dal nome triste, che ci porterà su luoghi tristi: i cimiteri della prima guerra mondiale. Quei cimiteri che Pavel Pencakowski ha battezzato degli eroi di nessuno, sottintendendo così l’oblio cui questi soldati, questi uomini, sono stati condannati solo per aver fatto all’epoca il loro dovere per una Patria sovranazionale, una Patria che non c’è più e che non può occuparsi dei suoi caduti. Oblio di tutti, perché vinti, perché le nuove piccole nazioni che hanno avuto la pretesa di sostituire il grande impero non seppero o non vollero occuparsi di questi luoghi. Nel dopo guerra la monumentalizzazione fu riservata al Carso, alle Dolomiti, alle successive piccole guerre di confine, alle rivoluzioni. A ognuno il suo e i nuovi lutti. Ma i caduti della Galizia, italiani, russi, austriaci, ungheresi, polacchi, tedeschi, sloveni, croati, cechi, slovacchi e tutti gli altri perché sono morti? Oblio. Campi santi abbandonati, a volte sconvolti dal successivo conflitto mondiale, cancellati. A volte conservati solo per la pietà degli abitanti di quei luoghi remoti. Cimiteri internazionali, comuni a tutti dove i caduti degli opposti schieramenti riposano spesso fianco a fianco. Colpisce il motto scelto nel 1915 dai responsabili del Kriegsgräberabteilung (sezione sepolture di guerra) di Cracovia per rimarcare in qualche modo il lavoro da svolgere:

togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa

 (Mosè, Esodo, 3, 5)

 Con questo spirito faremo questa visita, consci del fatto che

una stessa Patria invoca tutti i morti

 (cimitero di Lubcza Szczepanowska)

Partiremo per questo viaggio sulle tracce di tanti che non tornarono e che volentieri avrebbero fatto a meno di conoscere città divenute luoghi di battaglia come Lemberg, Krakau, Neu Sandez, Przemysl, Rawa Ruska. E solo poi potremo forse ripetere con molta umiltà le parole che adornano il cimitero di Palésnica:

non solo grandi figli pretende un’epoca grande, anche grandi nipoti.

Franco Bottazzi e Roberto Todero

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