Associazione Culturale F. ZENOBI Trieste
 
novembre il mese della memoria
 grandi e piccole cerimonie lungo il filo dei ricordi dei popoli
 

Sembra che un unico elemento accomuni le immagini di queste pagine: l’assenza. Il sacrario desolatamente vuoto se non per la parata di turno, i gradoni privi di folla, gli stessi ombrelli sembrano fuori posto in un momento e in un luogo nel quale si dovrebbero onorare e ricordare i caduti di quella ormai lontana guerra. E la mancata partecipazione popolare, pur in momenti di crisi come gli attuali non fa che accentuare questa lontananza, questo distacco. Eppure gli appassionati allo studio della grande guerra sono numerosi, sono tanti, ma forse preferiscono il silenzio degli antichi campi di battaglia alle parole vuote e trite che riecheggiano dagli altoparlanti. Non è più l’anniversario della vittoria, oggi è la giornata delle forze armate, forze armate che non sono più un esercito di popolo, ma un esercito di professionisti, lontano, tanto lontano da quei contadini sciaguratamente schierati in campo nel 1915. Lontano dagli ideali degli irredenti, dai giovani sottotenenti sacrificati a centinaia nelle ondate d’assalto seguendo le norme del regolamento. Errori e inesperienze pagate con la vita e le sofferenze di centinaia di miglia di cittadini in armi. Redipuglia, uno scrigno il cui degrado non è ormai più soltanto quello architettonico.


Pochi giorni dopo, un altro grande cimitero vede una piccola cerimonia: siamo a Gorjansko, ai margini dell’altopiano di Komen, all’ingresso al vallone di Brestovica. Una cerimonia dal sapore particolare. Vi si ricordano infatti i caduti del primo conflitto mondiale in uniforme asburgica e gli stessi partecipanti sono membri di associazioni che indossano le antiche uniformi. Non sono rievocatori, ma associati a reggimenti in der Tradition (nella tradizione). L’allocuzione iniziale viene fatta dal comandante (i.d.T.) del reggimento nr. 97, presenti membri di altri (storici) reparti come l’IR 59 di Salisburgo, l’IR 87 di Solkan, il 9. Feldjäger stiriano. Nostalgici? Neanche un po’. Consapevoli semmai delle origini e del valore di quelle origini. Consci di come il comune passato possa e debba dare oggi nuova forza a quelli che l’Imperatore Franz Joseph I. benevolmente e sinceramente chiamava “ i miei popoli”.  La benedizione finale è stata impartita da un cappellano militare sloveno e rivolta ai caduti e ai nostri popoli, congiunti oggi in una Europa alla ricerca di se stessa.







Ancora un momento di assenza, ancora vuoti anche a Prosecco, cimitero militare austro-ungarico in decadimento. E la prima immagine con l’Alpino solitario che si avvia verso il catino della dolina è altamente simbolica. Silenzio nella conca rotto solo dal vento e dai richiami di qualche animale. Erba alta, tagliata dai volontari nel solo viale centrale. Croci in cemento, targhette con i nomi a volte illeggibili. Uno per tutti: Sebastian Hartl, morto il 28 agosto 1917 a venti anni per fatiche di guerra. Riposa in una fossa con altri camerati del fronte: un ceco, un ungherese e un polacco… quale sintesi migliore di quella grande guerra europea? La cerimonia, organizzata dall’ANA, prevedeva l’arrivo di una fiaccola accompagnata da un picchetto. Poi il suono del silenzio. In Austria la Croce Nera sta progettando i lavori di manutenzione di questo cimitero, come già fatto per quello di Aurisina.

R. T.

 
g
Sacrario militare di Redipuglia, novembre 2011

Sacrario militare di Redipuglia, novembre 2011


Cimitero militare di Gorjansko, novembre 2011
Cimitero militare di Gorjansko, novembre 2011


Cimitero militare austro-ungarico di Prosecco,
novembre 2011

Cimitero militare austro-ungarico di Prosecco,
novembre 2011

associazione f. Zenobi 2002-2011